"I Filippone erano il terminale della 'ndrangheta della Piana di Gioia Tauro"

arresto filipponedi Angela Panzara - «I Filippone erano il "terminale" della 'ndrangheta per le armi». A dirlo è stato il maggiore dei Carabinieri, Velerio Palmieri, chiamato a testimoniare nel processo scaturito dall'inchiesta 'Ndrangheta stragista. Alla sbarra ci sono Giuseppe Graviano, boss del mandamento palermitano di Brancaccio e Rocco Filippone, di 77 anni, di Melicucco, indicato dagli inquirenti come colui che, per conto della potente cosca Piromalli di Gioia Tauro, teneva i rapporti con la destra eversiva e la massoneria occulta. I due sono ritenuti dal procuratore aggiunto reggino Giuseppe Lombardo, titolare dell'inchiesta, i mandanti degli agguati in cui morirono i carabinieri Antonio Fava e Giuseppe Garofalo e dei tentati omicidi dei carabinieri Vincenzo Pasqua, Silvio Ricciardo, Bartolomeo Musicò e Salvatore Serra, eseguiti da due giovanissimi killer della cosca di 'ndrangheta dei Lo Giudice, Giuseppe Calabrò e Consolato Villani. Atti da inserire, secondo la Dda reggina, nella strategia stragista messa in atto da Cosa nostra tra il 1993 ed il 1994 con gli attentati a Firenze, Roma e Milano. Oggi quindi ha deposto l'ufficiale dell'Arma che per anni ha lavorato a Reggio Calabria, prima di andare a dirigere il nucleo investigativo di Vibo Valentia, e ha portato a compimento molte inchieste condotte, in sinergia con la Dda, contro le principali organizzazioni mafiose. Tra queste quella che poi porto alla cattura di Vincenzo Ascone, ritenuto dall'autorità giudiziaria non solo un narcotrafficante ma anche uno degli esponenti più influenti della 'ndrangheta della Piana di Gioia Tauro. È il maggio del 2007: i Carabinieri setacciano la Piana in lungo e in largo alla ricerca del latitante Vincenzo Ascone. Ed ecco che procedono alla perquisizione delle proprietà appartenenti alla famiglia Filippone. Prima viene controllata la casa di Antonio e poi quella di Rocco Santo Filippone. Non è un caso che i militari vadano a perquisire le proprietà dei Filippone.

Il dispositivo gps installato sull'automobile del cognato di Ascone aveva registrato un passaggio proprio nei pressi dei due. I Carabinieri procedono quindi a perquisire quegli immobili e, anche se non troveranno Ascone, rinverranno un vero e proprio arsenale. Pistole, fucili, silenziatori, cartucce e munizioni di vario genere, armi comuni e da guerra nonché una serie di utensili utilizzati per riparare, alterare e manomettere sia le armo che il munizionamento. Alcune di queste armi furono rinvenute all'interno della cuccia del cane di Rocco Filippone. I militari inoltre, troveranno all'interno dell'abitazione una serie di apparecchiature, ossia dei radar e degli scanner che venivano utilizzate per intercettare le frequenze radio di Carabinieri e Polizia. Il 2007 è un anno particolare per Rosarno, Gioia Tauro e la Piana in generale. L'anno prima infatti, gli Ascone, da sempre famiglia "satellite" della più ampia cosca Bellocco, inizia una vera e propria faida con il gruppo dei Sabatino, federato storicamente alla cosca Pesce che appunto, insieme ai Bellocco si contende il dominio criminale sulla Piana. Nel 2006 si registra l'omicidio di Domenico Sabatino, ritenuto organico ai Pesce. Le dinamiche criminali mutano e gli equilibri sono sempre pronti a cambiare. Secondo le indagini, infatti, i Pesce ei Bellocco costituivano i due poli intorno ai quali gravitano altre cosche, ad esse collegate sia da legami di parentela che da cointeressenze affaristiche. È emerso che non si trattava di poli contrapposti, ma ognuno dei due sodalizi costituiva baricentro di interessi di tipo economico e criminale e, anche in presenza di sovrapposizione di interessi, le due articolazioni territoriali della 'ndrangheta si sono adoperate per evitare che si creassero fratture ed anzi sono intervenute per ricomporre gli attriti creatisi tra le cosche satelliti. In quest'ottica si inquadrerebbe il ruolo degli Ascone e dei Sabatino. La contrapposizione tra queste due famiglie avrebbe anche indotto i Pesce a effettuare le azioni di fuoco nei confronti degli Ascone, a loro volta vicini ai Bellocco.
La faida con i Pesce scoppierà nell'agosto 2007, anche se ad aprire la mattanza sarà l'omicidio dei fratelli Maurizio e Domenico Cannizzaro, ritenuti vicini ai Bellocco e agli Ascone e uccisi nel febbraio 1999. Tali uccisioni scateneranno una lunga serie di eventi sanguinosi, dall'attentato a Cosma Preiti, vicino ai Pesce, all'uccisione di D'Agostino ed al tentato omicidio di Francesco Giovinazzo, culminando poi nell'agguato a Domenico Sabatino e nel tentato omicidio ai danni di Vincenzo Ascone, sul lungomare di Nicotera. Domenico Sabatino verrà freddato invece, nell'ottobre 2006. Al tavolo della 'ndrangheta per far terminare la faida, i Pesce e i Bellocco poi si siederanno insieme e troveranno un accordo. Tutto questo sarà oggetto di tre delicatissime indagini, ossia All inside 1, due e tre.
"Avevamo elementi sufficienti- ha affermato oggi il teste Palmieri- che i Filippone detenessero le armi per conto della cosca Bellocco ed inoltre, ritenemmo che erano loro a distribuirle alle cosche. Questo lo ipotizzammo prchè all'epoca abbiamo rinvenuto non solo pistole, fucili e munizioni, ma anche una serie di strumenti che serviva per alterare, modificare e rendere più offensive le armi in questione. Ciò fa emergere un ruolo i primo piano dei Filippone". Per decenni rimasti quasi sconosciuti alle maglie della giustizia, oggi quindi i Filippone, ed in particolare Rocco Filippone, assumono un presunto ruolo criminale di altissimo livello. Un soggetto, per la Dda reggina, capace non solo di siglare l'accordo criminale con cosa nostra dando il via alla stagione delle stragi in Calabria, ma anche un soggetto che era un punto di riferimento per la 'ndrangheta della piana di Gioia Tauro e reggina in generale.
Adesso il processo 'Ndrangheta stragista è stato aggiornato a lunedì prossimo, 19 febbraio, quando testimonieranno altre persone citate dall'accusa.