Reggio Calabria
 

"Alchemia", assolto il consigliere Francesco D’Agostino

DAgostinoFrancesco500È di pochi minuti fa la sentenza emessa nei confronti delle cosche di Palmi e Cittanova coinvolte nell'inchiesta "Alchemia". Con la decisione, emessa dal gup Olga Tarzia, si certifica per la prima volta in sede giudiziaria, l'esistenza e l'operatività della 'Ndrangheta in Liguria ed in particolare della famiglia mafiosa Raso-Gullace-Albanese. Cosche attive a Cittanova ma, con ramificazioni criminali in Liguria. Regge quindi, all'esito del primo grado di giudizio, il reato di associazione mafiosa. Da quanto trapela però il gup avrebbe disposto anche delle assoluzioni. Su tutte spicca quella di Francesco D'agostino, uno dei principali imprenditori calabresi attivi nel settore ittico. Nei suoi confronti, i pm antimafia Roberto Di Palma e Giulia Pantano, avevano chiesto una condanna a tre anni di carcere. D'agostino, difeso dall'avvocato Guido Contestabile, era accusato del reato di intestazione fittizia di beni aggravata dall'aver agevolato la 'ndrangheta in concorso con Girolamo Giovinazzo, Francesco Gullace e Girolamo Raso (deceduto).

Per la Dda reggina l'ex vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, con la sua storica ditta "Stocco e stocco", era da ritenere un avamposto della cosca Gullace di Cittanova ed è per questo che va condannato. In un primo momento gli inquirenti chiesero per lui l'arresto che però, fu negato dal gip Barbara Bennato. Il patron del pesce stocco ha affrontato infatti, il processo da imputato a piede libero. Stando al capo di imputazione la ditta attiva nel settore della vendita all'ingrosso di gelati, prodotti ittici e alimentari sarebbe intestata fittiziamente al D'Agostino ma, di fatto sarebbe stata, secondo la Dda di Girolamo Giovinazzo detto Jimmy, e di Francesco Gullace.

Il tutto per aggirare la legge da un'eventuale aggressione ai patrimoni mafiosi. Per il gip Bennato invece, «l'assunto accusatorio – non è condivisibile, essendo dalle indagini emersa una immanente accessibilità all'azienda da parte degli indagati, leggibile piuttosto attraverso la contestualizzazione dell'attività aziendale esercitata in territori nei quali, nulla si muove ed alcuna iniziativa si intraprende senza il controllo delle cosche ivi imperanti che, anche nel corso della gestione delle imprese, non lesinano di atteggiarsi a "padroni" della stessa, le cui prestazioni e partecipazione sono gratuitamente dovute, in forza di un genetico compromesso». Il gup quindi ha condiviso le conclusioni rassegante dalla difesa di D'Agostino.